Note a margine di una Taranta balcanizzata

Posted on 30 agosto 2012

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In questo inesorabile processo di adesione alla cartolina, l’etnomusica salentina ha compiuto passi da gigante. È ormai avanguardia. La quindicesima edizione del concertone della Notte della Taranta è stata infatti chiusa da una pizzicata “Bella Ciao” eseguita dalla banda balcanizzata di Bregovic (esatto: quello della pubblicità della birra Ceres). Risuonava giorni fa a Melpignano una banalizzazione circense e vana, buona solo per un autoscatto geolocalizzato sul Pratone dello Stereotipo. Aveva luogo pure una brandizzazione abusiva (e in buona fede, credo) di un mito che per restare “cresto” e onesto non abbisogna di etichette da Primo Maggio romano né di pennellate di novecentismi.

Nessun commento, niente sarcasmo, zero dietrologia. Registriamo l’involuzione e fotografiamo il declino, ci sculacchiamo in riva al mare a guardare le navi bruciare. La desertificazione della cultura da cartellone era d’altronde una delle profezie del lungimirante Checco Zalone, il quale interprete delle contraddizioni pugliesi, correndo ai ripari, osò l’oltraggio con la Pizzica di Centro Destra: «E chi l’ha detto che la musica popolare è solo di sinistra?». (Erano tempi felici in cui Zelig in prima serata faceva anche ridere, non siete tenuti a ricordare). Tuttavia il Medici aveva compreso anzitempo la trincea ideologica dietro cui taluni sognavano di scaraventare i tamburi a sonagli, e seppe inoltre riderne: come facciamo ora noialtri.

Questa polemica presto si autodistruggerà insieme alla nostra autostima. Poco ancora e la satira si rassegnerà al documentario; è ciò che deve aver provato Albanese mentre girava “Qualunquemente”. Più si sforzava di deridere e caricare e esacerbare la realtà brulicante di accattoni del consenso e più la realtà si mimetizzava con la parodia. Quindi, per essere veri, d’ora in poi basterà travestirsi da finti, plastificarsi di dejà vu, camuffarsi da prototipo. La deriva fa riflettere, almeno un poco, poi – per carità – le priorità son ben altre: torniamo pure a ‘mbriacarci di malvasia e strafarci di cannoni e requiem aeternam a Pino Zimba e all’Ucciu Piricallu.

Però nel frattempo ripetiamo insieme: “Bandiera giallorossa la trionferà, viva il luogocomunismo della libertà”.

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