Lettera aperta di un disertore a Biagio Antonacci

Posted on 19 agosto 2012

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Non ho pregiudizi contro di te, caro Biagio o chi per te. Immagino dipenda dal fatto che io non ti conosca affatto bene: di te so solo che sei uno che urla rauco e pelato. Sol perché Simone Cristicchi sosteneva tempo fa di voler cantare come te, devo aver intuito che ti guadagni il pane scrivendo e successivamente cantando canzoni. Diceva Cristicchi che eri più bravo tu di lui, ed io vorrei anche credergli. Perdona la ridondanza, ma vorrei essere quanto più chiaro possibile. Nessun rancore: benintesi. Diciamo pure che – dal modo pittoresco in cui ancheggi – potrei anche ammettere che mi sei simpatico. Vengo al dunque, se mi dai un attimo. Non bastavano i fumi dell’Ilva, il teppismo mortifero delle ruspe, le fronti madide al RioBo pagato con le pensioni di reversibilità delle nonne, la dislalia poetica della frangetta del Governatore, la transumanza dei viandanti cheap, le sedicenti estati nel borgo antico, le seducenti universitarie disinibite, le scottature color dell’hot dog, il calo demografico e la crisi occupazionale: il colpo di grazia alla Terra d’Otranto (non la chiamo Salento per non cadere nel tormentone, a questo mi hai ridotto) arriva per mano tua. Noi di scempi ne avevamo a bizzeffe, ci mancava la tua caricatura tarantata. Tuttavia mi spiace per te, non voglio infierire: mi par di comprendere che tu abbia in questo momento dei rimpianti circa una donna da cui vorresti “prender tempo”, appunto grazie ad una rigenerante vacanza “in” Salento. Mi informano pure che l’aria di casa mia ti abbia fatto bene, pare che tu abbia già rimorchiato una tizia nuova grazie all’obnubilamento del vino rosso ed alle gonne di merletti che la pizzica agita. Ora: non è di te che vorrei parlare, scusami. Né desidero accanirmi, chiedo venia. Andiamo oltre.

Mi sorprende tuttavia che in pochi – solo striminziti gruppi di irriducibili radical chic – si lagnino contro di te giacché hai realizzato questa cosa che un’amica mi ha mandato per posta al solo fine di rovinarmi la serata, l’altrieri. Intervengano Italia Nostra, il Partito dei Tamburelli, la Legambiente, il WWF, l’Istituto Diego Carpitella, GreenPeace, il movimento del tycoon Paolo Pagliaro: dove sono gli ambientalisti ed i comitati civici e le élites illuminate dai paramenti della ditta De Cagna quando occorre seriamente mobilitarsi per impedire lo sfregio di un’identità? E dov’è il convertito Giovanni Lindo Ferretti che consigliava a quei popoli ionicoadriatici di «non svendere primogeniture in cambio di lenticchie»? Non ci sono manco io, questo potresti rinfacciarmi: ma ho un alibi e se mi contatti in privato su Badoo sarò ben felice di raccontartene i dettagli. I ribelli ammutoliscono: tutti in vacanza in Salento (che poi, di’ pure “nel” Salento: articola il linguaggio – per esempio). E su questo vorrei insistere, carissimo, colpisco uno per magari educarne cento. E le parole, per te che fai il cantautore come attività di copertura, potrebbero un giorno tornarti utili. Il Salento non è una regione, è una penisola – un posto geografico meraviglioso, certo – ma si merita l’articolo. Siccome ti sarà capitato di andare “nel milanese”, “nel Cilento” o “nella Maremma”: immagino non ti costi fatica recarti (in questo tuo impulsivo e, a tratti, ingiustificato moto a luogo) “nel” Salento. Si tratta di un’operazione grammaticale così piana, uno sforzo facile che anche tu – tronfio nell’esibizione del tuo pedigree poetico – potresti concederti.

Organizziamoci; anch’io vorrei farmi un ponte a sud di Bari. E siccome che il mondo – come giustamente rammenti tu – è un buco piccolo, e qui ne siamo convinti tanto da averne fatto la ragione sociale di questo blog asociale, spero di non incontrarti nei luoghi comuni che hai arredato con rigogliosi cannizzi e discrete fisarmoniche e tamburi a sonagli (seppur in playback, non me ne intendo: ma sono certo che non si suoni in quel modo fricchettone). Niente di personale, credimi: questa mia filippica non mira a screditarti né vuole gettar nello sconcerto le truppe di panzuti attendenti delle Aziende di Promozione Turistica che intanto festeggiano, a botta di mustaccioli e pasticciotti, questo tuo incomprensibile ed inatteso endorsement. Sono anzi contento che questa tua ballata sia un tale coacervo di fandonie da suonar farlocca al più profano dei seguaci del dogma del “mare, sule e ientu”. Avrei infine dovuto capire che “in questo giro dentro te” prima o poi ti saresti perso, mi sarebbe dovuto bastare un tuo stesso verso. Ci pensi mai al momento in cui i tuoi sogni “hanno smesso di far tardi, niente avendo da pettinarsi”? Dico: riesci a collocare nel tempo la data di battesimo di questa sonora e canora cazzata in rima baciata? Ma tant’è:  acchiappi un sacco anche così, mi dicono, quindi tranquillo. E goditi quest’estate da tormentone al jukebox tutto unto del mio lido gallipolino preferito. Oh, amici come prima: mi raccomando. Non ce l’ho con te. Fammi un autografo, se ti capita, che mi sono affezionato nel frattempo. Ti abbraccio fortissimo, basta che non canti più come hai fatto in Salento. Che, se voialtri ci andate, vi accorgerete che è un mondo bello. Per nulla ridicolo, stile Antonacci. Indistinti saluti.

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