Amministrative a Roma, è allarme nero?

Posted on 18 gennaio 2012

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ROMA – Nella Capitale è cominciata la campagna elettorale per le amministrative che si terranno soltanto nella primavera del 2013. Questa mattina CasaPound ha lanciato i manifesti provocatori fondati sul rovesciamento con cui intende scendere in campo in vista delle comunali; si tratta di citazioni illustri di Alemanno, Polverini e Zingaretti (all’unisono contro il movimento “scellerato”, “incivile”, “fuori dalla razza umana”) cui si replica con una chiusa perentoria: «Se non ci ami, da oggi puoi non votarci». Orgoglio e vittimismo per la solitaria scalata al Campidoglio, branditi all’indomani dell’anatema lanciato dal capo della comunità ebraica romana Pacifici che, nelle scorse ore, ha diffuso un messaggio affatto rassicurante: «Al signor Iannone dico che, uomini come lui, in questa città, non avranno vita facile».  È allarme nero: i fatti cruenti e rocamboleschi di questi giorni sono segnali apparentemente dissonanti eppure dimostrano la decisa intenzione di alzare il tiro. I movimenti dell’ultradestra intendono accreditarsi presso la propria base elettorale e l’iperframmentazione conseguente alla diaspora va evidentemente combattuta a colpi di sensazionalismo. A proposito di percentuali, il peso cittadino dell’area politica in questione non va sottovalutato dal momento che, visti gli esiti incerti della competizione municipale, anche le briciole conteranno nel piatto delle alleanze. Al contrario dei partiti e delle sigle, «gli elettori non si sciolgono»: da sempre l’Urbe è un contenitore pingue di certe sensibilità. Le vicende che ruotano attorno alla storica sezione indipendente di Acca Larentia dimostrano il fermento in atto: da mesi si tentava di organizzare una grande manifestazione unitaria di tutte le anime eredi della tradizione neofascista, invece i contrasti hanno portato le sigle maggiori ad abbandonare il proposito. Sempre a contese all’interno del nucleo di Acca pare riconducibile il ferimento a Tivoli di Francesco Bianco per cui è oggi indiziato Carlo Giannotta, responsabile della stessa sede.

Febbraio sarà un mese decisivo, dal punto di vista della mobilitazione. Prova di forza e di piazza per la Destra di Storace il 4 del prossimo mese: a Roma è stata convocata una imponente manifestazione per la “sovranità monetaria” e contro i “tecnocrati che hanno espropriato il popolo e cancellato la democrazia”. Sfileranno tutte le federazioni locali – praticamente precettate, pena il commissariamento o la sostituzione dei vertici – ed anche l’UGL, sindacato da sempre schierato su posizioni di destra (erede della Cisnal, organizzazione dei lavoratori missini, fino a poche stagioni fa guidato dall’attuale presidente della regione Lazio, Renata Polverini). Il fatto che il leader del sindacato, Giovanni Centrella, operaio metalmeccanico del gruppo FIAT, scenda in piazza coi suoi lavoratori al fianco di Storace è una notizia inedita che ha galvanizzato il movimento nato da una scissione di Alleanza Nazionale. Storace, nel corso del comitato centrale del partito riunito nello scorso fine settimana, ha solidarizzato con le Tartarughe ed attaccato il sindaco Alemanno: «Ci hanno bollato come estremisti per non allearsi, e poi avevano gli estremisti in casa come dimostrano le tristi vicende di queste ore. A differenza loro, noi non accettiamo la persecuzione di CasaPound. Diciamo a quell’organizzazione di non scherzare col fuoco, quei tempi li abbiamo già vissuti, ma è evidente che riscontriamo un’ipocrisia immonda. Non abbiamo sentito nessun esponente di rilievo del centrosinistra reagire ai cori infami che istigavano a “dieci cento mille Acca Larentia”». Al primo cittadino capitolino è dedicato un passaggio delicato, in cui si invoca maggior coinvolgimento del gruppo consiliare de la Destra (nel frattempo cresciuto grazie al passaggio di un altro eletto tra le file del PdL, già capogruppo di AN in Comune) pena la fuga in solitaria alle prossime amministrative. Una sottile minaccia in gergo politichese: si rammenta ad Alemanno il sostegno leale dimostrato, nonostante il mancato apparentamento ufficiale, ai tempi del ballottaggio del 2008 contro Rutelli e si chiede, come primo atto concreto di apertura, l’intitolazione di una via al segretario Almirante. Intanto il gruppo incassa l’adesione di eletti e simpatizzanti in tutto lo Stivale.

Al fianco dell’ex governatore del Lazio,
a manifestare contro il “tecnogoverno dei banchieri”, ci saranno anche i militanti de “il Popolo di Roma” – organizzazione in ascesa che raggruppa spiriti eterogenei della destra sociale cittadina. Il movimento non ha mai nascosto le proprie simpatie per Gianni Alemanno (tante le foto in cui sono ritratti il leader del gruppo, Giuliano Castellino, e lo stesso sindaco, ecco invece un video pittoresco, non fosse altro per la colonna sonora appaltata ad Antonello Venditti, dei festeggiamenti per Roma proclamata “Capitale” cui presero parte molti esponenti laziali del PdL). Dalla fondazione, la sigla imbratta i muri della città con centinaia di affissioni selvagge in cui slogan tipici dell’orgoglio militante si mescolano a rigurgiti antileghisti: è la pancia della destra popolare a parlare su quei manifesti giallorossi. Il movimento non si fa mancare neppure una costola tutta rosa: “Protagonismo Femminile”. Il quattro febbraio è anche la data della riapertura di uno storico centro sociale, “Casa d’Italia”, un tempo occupazione a scopo abitativo di un palazzo di proprietà della Siae in via Valadier, al rione Prati. Sono trascorsi appena tre anni ed il gruppo di Castellino ha cambiato nome, da “Area Identitaria Romana” a “Destra Sociale” ed alleanze strategiche: li si trova nella Fiamma Tricolore nel 2008, accanto a Iannone, poi federati al Popolo della Libertà ed oggi, presumibilmente, vicini al partito di Francesco Storace. Obiettivo dei ragazzi del Popolo è quello di «rimanere a destra senza perdere la centralità della politica, rimanere tradizionalisti senza cadere nel folklore, cavalcare l’onda del cambiamento offrendo tutte le energie alla nuova rivoluzione italiana», per questo sono passati dagli elogi sperticati del Tremonti, filosofo ne “La paura e la speranza”, della Gelmini, austera restauratrice del grembiule a scuola, fino alle critiche serrate al PdL per il sostegno al “governo dei professori”. Contro la lobby del mattone, torna Casa Italia (non si sa ancora bene dove) e ritorna a calcare le scene musicali romane anche la band “la Peggio Gioventù”, per una serata revival di rock identitario a tutto volume a cura degli autoproclamatisi «eredi di Roma Imperiale».

Non è un caso che, nel corso della conferenza stampa
convocata nella giornata di venerdì scorso a CasaPound – poche ore dopo la perquisizione dei carabinieri, avvenuta all’alba nei locali di via Napoleone III, il movimento abbia ufficializzato la propria mobilitazione in vista della corsa al Campidoglio. Come lo stesso Gianluca Iannone aveva dichiarato a Linkiesta, sulle schede elettorali per il rinnovo del consiglio comunale e dei consigli circoscrizionali di Roma Capitale ci sarà quasi sicuramente il simbolo della Tartaruga abbinato alle generalità di un candidato sindaco: per ora (ed è un complemento di limitazione, più che una notazione temporale) pare infatti che la volontà prevalente trai ragazzi di Ezra sia quella di voler restare fuori dai poli e dagli schemi. È del tutto singolare che proprio durante l’incontro con la stampa di quel venerdì si sia voluto parlare di politica, a dire il vero i temi caldi sul tavolo sarebbero dovuti essere altri: per esempio le infelici esternazioni sulla morte del magistrato romano, da sempre schierato sul fronte del contrasto all’eversione, comparse sulla pagina privata del leader di CPI o ancora le motivazioni che avevano portato gli inquirenti sulle tracce dei responsabili del ferimento dell’ex NAR Francesco Bianco a voler sentire Iannone stesso e Gabriele Adinolfi come persone informate dei fatti. Nel frattempo c’era stato un blitz dei ROS alle sette del mattino, perquisizione cui Iannone aveva tentato di opporsi fisicamente, rimediando una denuncia a piede libero per resistenza. Per replicare all’indignazione montante nei confronti dei festeggiamenti per la scomparsa del PM Saviotti era stato diffuso un comunicato intriso di benaltrismo, in cui si ammetteva -seppur a denti stretti- la leggerezza, ma si rilanciava. In serata Andrea Antonini, vicepresidente di CPI, a sua volta gambizzato nella scorsa primavera, aveva scritto: «Non vi servirà questo livore per isolarci dalle Istituzioni. Noi le istituzioni che perseguitano, puniscono, depredano, svendono sé stesse e gli altri alla tavola del miglior offerente, non vogliamo frequentarle» e si era stretto attorno al capo: «Non vi servirà attaccare il presidente nella speranza che qualcuno ne prenda le distanze».

Ancora più a destra si agitano anche i militanti di Forza Nuova, il cui movimento studentesco è impegnato in una serie di azioni nei licei romani, una delle quali – quella all’Itis Galilei – interrotta dalle forze dell’ordine all’indomani della misteriosa irruzione notturna di un uomo armato che ha terrorizzato gli occupanti di Lotta Studentesca. Che la campagna elettorale sia dunque cominciata, o peggio: che non sia mai terminata, lo dimostra anche la visita lampo dello scorso ottobre (tanto lampo da aver lasciato scarse tracce nelle cronache politiche) della figlia di Le Pen, Marine, candidata alle presidenziali francesi per il Fronte Nazionale. Stando ai dati delle ultime competizioni nazionali e locali, il valore complessivo dell’area si attesta attorno al 5 per cento, un serbatoio tutt’altro che trascurabile per chiunque intenda arrampicarsi sull’ambito colle municipale. Il nervosismo di queste ore, i veti incrociati, i distinguo e le polemiche paiono solo un antipasto: un antipasto della solita minestra.

(C) www.linkiesta.it 

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