Katanga, console nero che infiamma i fasci

Posted on 2 gennaio 2012

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«A “Tana delle Tigri” l’evento musicale dell’anno. SPQR, Ultima Frontiera, SottoFasciaSemplice, ZetaZeroAlfa». Il manifesto di Casa Pound, al netto della retorica sensazionalista, parlava chiaro: per gli appassionati delle serate fasciorock, l’evento del 14 maggio scorso sarebbe stato il “punto di non ritorno”. Per il pubblico del grande raduno delle destre musicali, la sorpresa del contest era rappresentata dal primo live di una delle band di area tra le più accreditate. Fino a maggio, infatti, i SottoFasciaSemplice – presenti sulla scena alternativa ormai dal 2006 – non si erano mai cimentati sui palchi in un confronto diretto col loro pubblico. Scelta rara ed inusuale, giacché nel panorama della musica nera le esibizioni sono quasi l’unico canale di diffusione della produzione sonora: sul palco sudano gli idoli dalle teste rasate e, accanto alle casse, si commercia in cd e merchandising. Le etichette “non conformi” non si affidano certo alla grande distribuzione, bastano internet ed il passaparola. Facile derubricare il tutto sotto la definizione di circuiti semiclandesini, certo è che risulta difficile sopravvivere senza bagni di folla e live sotto le stelle.

I SFS erano riusciti a vivere nell’ombra, nonostante il richiamo della foresta. Il solista del gruppo, infatti, ormai più di quattro anni fa dichiarava in un’intervista a NovoPress.info, sorta di agenzia di stampa delle destre europee: «Ci sto pensando molto [a fare un concerto, ndr]. Non è impossibile. Ci vuole un gruppo intero, più una seconda voce. Mi immagino un palco tra il teatro e il comizio. Non è impossibile. Per me però ritornare a suonare dal vivo significherebbe qualcosa di più. Significherebbe riprendere a fare politica attivamente. È una cosa a cui sto pensando molto in questo periodo, perché in qualche modo avverto la fine di un periodo e l’inizio di un altro. Come molti cresciuti a leggere Evola, va bene la torre d’avorio, ma a patto che quando suona il corno si sia pronti a sentirlo e a riarmarsi. È quello che intendo, il momento in cui ognuno capisce che è venuto il momento per lasciare l’isolamento. Qualcosa mi dice che si stanno muovendo le foglie». Le dichiarazioni sono datate anno di grazia 2007, ma tornano utilissime. In rete non esistevano foto o video del cantante di destra e sulla sua identità aleggiava il mistero nero. Almeno fino a quello che abbiamo definito, citando lo slogan di una campagna del cantautore Morsello, il cosiddetto «de Gregori nero», iniziatore della scuola musicale neofascista, “punto di non ritorno”.

Nelle scorse ore, a distanza di mesi, uno scoop di Maria Grazia Gerina de l’Unità svela quello che oggi pare un segreto di Pulcinella. Katanga, il leader del gruppo SottoFasciaSemplice, altri non è che un giovane funzionario diplomatico del Ministero degli Affari Esteri: il quarantacinquenne Console generale d’Italia a Osaka. Diplomatico di tutto rispetto,  Vattani è stato consigliere di Alemanno per le relazioni internazionali prima al Ministero dell’Agricoltura e poi in Campidoglio. Non si tratta in realtà di un segreto: innanzitutto Katanga intona inni non conformi da due decenni, “Tvtti all’Inferno” (1995) è il primo Cd degli “Intolleranza”, la band in cui ha militato prima della fondazione del nuovo gruppo. Deve il suo pseudonimo al nome affibbiato ai membri del servizio d’ordine missino, ma non solo: egli stesso rivela che «strimpellando spesso la Canzone del Mercenario, che appunto inizia con “son morto nel Katanga”», fu così ribattezzato dai suoi compagni di viaggio. Mario Vattani, peraltro figlio di un autorevole diplomatico italiano, si raccontava così: «Mi sono detto che c’era bisogno che anche io, con SFS, partecipassi ad un rilancio di pochi concetti chiave cui ritengo che sia legata la nostra vera rivolta contro il mondo moderno». Intanto è stato promosso prima ministro plenipotenziario, poi Console Generale la scorsa estate, due mesi dopo il live (ecco la pagina istituzionale).

Eppure già lo scorso agosto su FascinAzione, sito sulla varia «fascisteria» a cura dello studioso Ugo Maria Tassinari, discutendo delle rivolte londinesi e del coinvolgimento di giovani appartenenti a famiglie agiate, il blogger cita uno dei testi più apprezzati del gruppo SFS. Nel refrain di “Come mai” ci si interroga sul perché: «i vostri figli non vi sanno rispettare, imbottiti di pasticche merendine cocaina» e si inneggia alla rivolta contro la cultura massificata. Tassinari tuttavia dimostra di conoscere l’identità del leader della band, arrivando a definirlo «un altissimo funzionario pubblico». Su facebook, esiste una pagina non ufficiale dedicata al gruppo, su cui in queste ore si incoraggia il console: “Daje Katanga” con i versi di una canzone: “Quando passerai dalla parte del torto / sarò lì per darti ragione / e griderò sempre con te anche quando non avrai più voce / Perché io soffro come te / perché portiamo la stessa croce”. Sulla stessa bacheca è stato pubblicato, ad una settimana dall’esibizione, il video dell’evento live, ancora visibile sul canale YouTube di un tale “grigioscuro” (qui il link), in cui si riconosce il Vattani intonare le note di “Presente!” con il solito corredo di saluti romani nel pubblico, o ancora urlare : «So che tra cinque anni a primavera alzerò la bandiera nera».

Sul palco sale anche Gianluca Iannone, leader di Casa Pound Italia e della band Zeta Zero Alfa, ed il pubblico in visibilio assiste al duetto delle due teste calde e lucide. C’è da aggiungere che sempre sulla stessa fan page si ritrova del materiale fotografico della serata sempre a cura dello stesso reporter. La sequenza è finita sulla piattaforma Flickr, ecco alcuni scatti di Vattani e Iannone (link alle foto). Lo stesso capo del movimento delle Tartarughe tricolori nel suo “messaggio di fine anno” ha chiosato così: «Quando arriverà mezzanotte pensate a quello che è successo ai nostri fratelli Zippo e Katanga… alziamo i calici e brindiamo a tutti. Noi con l’augurio che ognuno di Noi riesca a realizzare i propri sogni». Si allude alla vicenda sfortunata di un dirigente romano oggi agli arresti domiciliari in seguito alla denuncia di un’aggressione ai danni di consiglieri municipali del PD, ed – appunto – al caso “Katanga” che, nel frattempo, dopo la ribalta mediatica in periodo natalizio sta passando qualche guaio col nuovo titolare della Farnesina. Recita il comunicato: il ministro Terzi di Sant’Agata, venuto a conoscenza della notizia apparsa sulla stampa, «ha sin da ieri dato istruzioni affinché esso venga immediatamente deferito alla Commissione Disciplinare del Ministero il funzionario interessato, Mario Vattani, che è stato prontamente messo al corrente».

Non si può tacere un’altra faccenda polverosa, protagonista il Katanga che ne è comunque uscito pulito. Siamo nel giugno 1989, a Roma, di fronte al Capranica. Due giovani di sinistra, Andrea Sesti e Gianluca Trovato, finiscono sprangati. Sul banco degli imputati ci sono i fratelli Stefano e Germano Andrini, poi effettivamente condannati, ma anche Demetrio Tullio, Flavio Nardi, Francesco Pallottino e Mario Vattani, questi ultimi assolti con formula piena. Il nome di Nardi è ancora legato a quello di Vattani, essendo il primo l’editore del secondo con la label Rupe Tarpea Produzioni, una divisione della factory Perimetro. Dunque, è evidente che il console abbia frequentazioni “non conformi” e che egli stesso sia poco “diplomatico” (in uno dei tanti pezzi, per dire, si scaglia contro l’«inferiorità fisica, morale, e spirituale dei sinistri»). Ma resta un interrogativo: ha senso confondere il cursus honorum di un uomo di Stato con la sua carriera parallela ed a tratti imbarazzante? Un funzionario, è ovvio, si giudica dal suo operato e, circa le attività nipponiche di Vattani, nulla si può contestare. Se proprio ci si vuole indignare, sarebbe forse meglio prendersela con chi ha promosso il fascio rocker console: era nota da tempo la sua militanza, infatti. Il concerto di maggio non era un evento a porte chiuse, riservato a pochi intimi, non un’esibizione di musica da camera insomma: semmai da camerata. Non trova infine conferme il teorema secondo cui nessuno sapeva, ma tutti cantavano: la faccenda, certo, non finisce qui.

(C) www.linkiesta.it

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