La messa di Mezzanotte

Posted on 24 dicembre 2011

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Nemmanco oggi che è Natale fa freddo, quassotto a noi. Tanto vento c’è, uno scirocco di quelli che fischiano dietro alle tapparelle. E pare strano venire alla messa di sera, dopo che abbiamo mangiato come i porci. Per tutto l’anno: prima si viene a messa, poi si mangia come di dovere. Oggi invece ho dovuto aspettare le campane quando era ormai ora di andare a letto. La mamma non è voluta venire che si sentiva stanca assai, con tutte le bontà che ci ha cucinato, e papà che sta sempre in giro non sopporta la troppa confusione. Mo mi ritrovo solo contro il vento, come un pazzo, e corro per non fare tardi.

È la vigilia di Natale, e devo fare il chierichetto. Di turno siamo io e Andrea, quello lungo lungo. Ché, secondo me, per fare le tuniche gli prendono le misure solo a lui. A me difatti vanno sempre troppo larghe e rischio ogni volta di inciampare. Bene: se cadi per strada ti fai una risata, voglio vederti invece con tutti gli occhi delle vecchie addosso. Devo stare attento mai sia rompo le ampolline col vino, oddio mio. Poi non so: un po’ di sonno mi sta venendo stanotte. E quanta gente c’è, pure con tutto quel ventaccio sono venuti incappottati a vedere nascere il Bambinello. Dall’alto dei miei cinque anni di esperienza, io tanta gente mi pare che non l’ho vista mai, ma però non sono sicurissimo. In chiesa fa umidità perché le stufe vanno a gas, ma il gas va a soldi. «E quelli mancano», ha detto l’altrieri don Antonio. Quindi, se proprio vuoi vedere le facce di tutti, devi fare finta che non ci siano le sciarpe e le coppole, ma non ti perdi niente comunque. Amici miei della scuola elementare ce sono pochi davvero, sicuro che stanno tutti in giro a farsi scoppiare i petardi sotto i piedi e farsi cazziare dai vicini di casa che non pensano agli affari loro. Poi io odio quelli che si vogliono confessare un minuto prima della messa di mezzanotte e tengono premura dietro la sagrestia, manco è possibile fare i bizzochi all’ultimo momento: se ne accorge Nostro Signore, pure che ancora deve nascere. Il Natale mi piace proprio, a me. Anche se non va mai niente bene di tutti i preparativi fatti, insomma finisce che gli fanno dire messa nervoso, allo zio. Oggi la predica, penso che dura un sacco e mi hanno detto che è caduto il papa a Roma. Non ci volevo credere, con tutte quelle guardie attorno e il bastone lungo che si ritrova: come fa a inciampare? Forse che non gli avevano prese giuste le misure della tonaca; speriamo almeno che non si è fatto niente, sennò tutti agitati stanno. Ora che ci penso mi viene un poco di paura, io non rischio niente: però non puoi mai dire. Non mi fanno spavento neanche quelli che minacciano a don Antonio, quelli che gli da qualche banconota e se ne vanno a fumarsela tranquilli. Di lunedì viene sempre uno che l’hanno cacciato di casa perché usava la droga, e sua mamma è vecchia e non gli tiene testa più. Forse pensa che qua siamo una banca, e noi manco i soldi per pitturare il soffitto che si scortica teniamo. Hai voglia ad aspettare i quattrini dal comune per chiamare gli operai, don Antonio dice che il sindaco si fa vedere solo alle processioni. Mai in ufficio.

Guarda te, c’è pure quella signora che piange sempre. Per colpa del marito suo che la riempie di botte, tiene sempre gli occhi gonfi e gli occhiali scuri. Viene per confessarsi e non c’ha nessun peccato da raccontargli, ma solo i guai della casa sua. Si veste tutta pesante pure d’estate, con le maniche lunghe. E singhiozza e si dispera. Non capisco perché non si ribella, ora che ha partorito una bimba piccola. Mica sono fatti per le lacrime gli occhi delle mamme, penso io. Poi in chiesa è sempre gentile e viene pure a fare le pulizie; con don Antonio, però, non finisce mai di lamentarsi. Il marito a messa non ci viene mai, e si capisce. Mi piace il Natale perché ci sono proprio tutti, e bisogna aspettare che il coro canti per accendere le luci del presepio e far scampanare le campane. Quest’anno infilo io la spina, e sono tutto eccitato di poter illuminare la mangiatoia: soprattutto ora che il Bambinello è nato nero. Nero proprio come quelli che vendono gli occhiali che mi ha regalato papà al mare. A scampanare, invece, non ci vuole niente, premi un bottone e partono gli altoparlanti sul campanile. È così facile che lo fanno fare ad Andrea. Altra cosa importante di stanotte è che battezziamo un bimbo vero, e mi rallegro assai. Solo che mi danno fastidio le nonne quando dicono: «tiene gli occhi del buonanima, il naso tale e quale a sua madre, il sorriso di suo padre», insomma manco è nato e si ritrova mille difetti il piccolino. Secondo me, i neonati non assomigliano a nessuno: per fortuna. Pure questo che si è addormito mi pare così bello, dunque non ha preso da nessuno dei parenti suoi. Don Antonio, pure come me, impazzisce per le feste grandi e alla predica non rinuncia. Stanotte grida a più non posso dall’ambone, si aggrappa al leggio e indica la gente una per una. Stanco e strutto com’è, lo vedi che si tiene alla mazza del microfono e strilla che è gioia immensa la venuta del figlio di Dio. Per tutti: i malati che sono incatenati al letto, gli anziani dimenticati di fronte alla televisione, gli amici che gli facciamo i dispetti tutti i giorni. Anche se mi viene sonno, la voce dell’omelia mi raddrizza subito, soprattutto ora che lo zio sbatte con le mani arrugginite sul librone della messa: riconosco quelle dita dalle rughe che si portano dentro tante fronti carezzate. E qualche scappellotto portano, ogni tanto. Dice le stesse cose ogni anno, ma però sempre con più rabbia e con più stanchezza. Forse si affatica perché le cose che dice non le sentono mai.

Vedi che è Natale anche per Salomone, il pazzo del paese, che lo hanno vestito tutto inamidato e profumato e con la cravatta, ma quella la porta sempre. Si chiama come un re famoso della Bibbia, solo che quello era saggio e lui tutto l’opposto. Quando apre le braccia per dire la preghiera, ridono tutti tranne io. E alla fila per prendersi la comunione arriva sempre primo. Pensa che oggi ha fatto una cosa bellissima, che tutti abbiamo sorriso. Quando don Antonio ci ha detto di scambiarci la pace, si è partito e si è fatto mezza chiesa a piedi per stringere la mano all’altro scemo del paese che ci aveva litigato. Mo quello non gli voleva dare la mano e gli gridava: «non ti posso ciecare». E Salomone stava quasi per tornarsene triste allo scanno suo, se lo zio non avesse detto dall’altare di fare la pace. Pare che un po’ saggezza pure lui ce l’ha. Chi ride di più è l’assessore di non so dove a non so cosa, quello che legge sempre la prima lettura. O lui o la moglie. E s’impappina coi nomi difficili e diventa rosso per lo scorno. È uno che gli vuole tanto bene alla Madonna, che le accende sempre una candela e al periodo elettorale si sente la messa prima in questa parrocchia e quella del vespro nell’altra di don Enzo. Me lo ricordo sempre religioso, anche se col tempo diventa più grasso e più vecchio. Quando legge lui che si mangia tutte le parole, se non tengo un foglietto per seguire qualche cosa, non si capisce niente. Comunque deve essersi fatto tardi che io sto cominciando a sbadigliare a tutto spiano. Poi don Antonio fa gli auguri a tutti, e devo fare il giro col cestino per le offerte. Qua non capisco mai quelli che vogliono fare i ricchi: danno dieci euro eppoi mi chiedono se possono prendere il resto. E mi fanno perdere un sacco di tempo quando si girano in tasca, mi fanno aspettare, e non tengono manco una monetina. Chi li capisce. Anche se è tardissimo, io resto fino alla fine. Mi tocca il bacio dello zio e sempre un regalino. Poi voglio guardarmi il presepe per bene, di notte. Il pupazzo più magnifico, secondo me, resta il pastorello con l’agnello sulle spalle: si capisce che non teneva altro da dargli al bambinello e gli sta portando la cosa per lui più preziosa. E non è che sembra triste, anzi sorride. Proprio bello, con tutto il silenzio che c’è, m’immagino che le statuine cominciano a parlarsi. «Mena correte, è nato l’Emmanuele. Portate qualche cosa, correte appresso a noi». E gli angeli che fanno un casino pazzesco con le ali e cantano a squarciagola.

Io esco pazzo per la messa di Mezzanotte. Quest’anno sul sagrato della chiesa, ad aspettarmi c’è papà. Si è alzato col vento brutto per riaccompagnarmi a casa con la macchina. Il più bel regalo di stanotte è il bacio suo. Solo che non è Natale, a casa mia, finché nella grotta non ci metto la statuina di Gesù. Poi posso pure andare a letto, mica dormo però. È il compleanno mio, e non posso perdere tempo.

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