Il Molise esiste, abbiamo le prove

Posted on 18 ottobre 2011

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Con calma: il Molise è grande poco più di quartiere capitolino, eppure Beppe Grillo pochi giorni fa ha scritto sul suo blog che «se cambia il Molise, vuol dire che sta cambiando l’Italia». Iperbole a parte, il test regionale di domenica 16 e lunedì 17 ottobre rappresenta forse un banco di prova nazionale, tanto per l’esito quanto per le premesse. Insomma “Campobasso Caput Mundi”, se tenete conto che – nel lontano 2006 – la schiacciante vittoria di Iorio rappresentò la ripartenza per il centrodestra berlusconiano, sconfitto in primavera dal Professor Prodi per quei celeberrimi 24mila voti. Scrutinio incredibilmente lento, manco fossimo al cospetto delle presidenziali americane: colpa delle troppe contestazioni dei rappresentanti di lista schierati in ogni sezione cittadina. Stando ai primi dati trapelati, si segnalano gli insuccessi dei partiti più grossi (il PD non raggiungerebbe la doppia cifra) a vantaggio delle formazioni locali. Per ora un’unica notizia da commentare per tenersi svegli: vince il partito dell’astensionismo, l’affluenza alle urne si è infatti  fermata poco sotto il 60 per cento degli aventi diritto ed è calata – rispetto alla scorsa tornata – di ben cinque punti percentuali.  

Raro caso di consultazione autunnale, il confronto regionale non ha meritato la ribalta delle prime pagine, se non per due vicende clamorose ed insieme ridicole. Prima la chiacchierata candidatura di Cristiano di Pietro, ribattezzato dalla rete “il Cefalo” – dovuto omaggio ittico al collega “Renzo Trota” – e figlio dell’ex ministro Tonino da Montenero di Bisaccia oltre che, in passato, amministratore locale coinvolto in qualche guaio giudiziario connesso ad una raccomandazione. La scelta patriarcale, annunciata a Vasto nel corso della festa nazionale dell’IdV, ha fatto imbestialire gli attivisti del circolo dipietrista di Termoli (parlarono addirittura di «stessa concezione familistica e privatistica del capo Lega e di Berlusconi» e si autosospesero dal partito). Poi lo strano caso dell’ennesimo annuncio dell’apertura dell’atteso aeroporto del Molise (non uno scalo, ma addirittura due – visto che esiste un vecchio progetto mai realizzato per un’altra struttura identica), rilanciato dall’uscente Iorio in campagna elettorale tra le rimostranze degli Ecologisti Democratici e le facili ironie dei manifesti: «I caciocavalli a fianco delle tecnologie aerospaziali». Pesa tuttavia la bocciatura dell’Enac – l’ente per Aviazione Civile – che giura: «in relazione alla prevista domanda di traffico commerciale, la particolare natura del territorio non lascia prevedere livelli significativi da giustificare l’onerosa realizzazione e gestione di un nuovo aeroporto». Al massimo vi tocca un “aviosuperficie” destinata a “velivoli da nove posti e zero voli di linea”, ha ufficialmente fatto sapere l’Ente nazionale.

Quattro candidati a fronteggiarsi: Michele Iorio, presidente da undici anni e non più candidabile – stando alla legge sul limite di mandati che anche Formigoni in Lombardia ed Errani in Emilia Romagna hanno brillantemente violato, contro il giovane architetto Paolo di Laura Frattura, già presidente di Unioncamere Molise, più gli outsider Federico per il MoVimento 5 Stelle e Mancini, candidato di Storace sostenuto anche dai socialisti locali. Coalizioni da sette partiti per sponda, il sistema elettorale proporzionale incoraggia la frammentazione e la lotta all’ultimo voto. Con Iorio stanno il Popolo della Libertà, Alleanza di Centro del Responsabile Pionati, Grande Sud del viceministro Miccichè, Udeur di Mastella ed i movimenti locali “Molise civile” e “Progetto Molise” più – udite, udite – l’UdC di Casini che altrove insegue il miraggio terzopolista. (Nota a margine: per la prima volta il logo del partito del Predellino ha rinunciato al cognome del suo fondatore e la classica formula “Berlusconi per” – da declinare col nome del candidato supportato – ha fatto spazio ad un elementare e imbarazzato “Iorio presidente”). Paolo Di Laura Frattura, vincitore con il 40% dei consensi alle primarie di coalizione, ha dalla sua parte un centrosinistra «allargato»: Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, PSI ed i movimenti “Costruire Democrazia”  ed “Alternativ@” – che usa il logo di Alleanza per l’Italia, movimento di Rutelli.

La campagna elettorale è stata intensa, cominciata di fatto in estate, ed ha visto la calata dei leader nazionali di tutte le sigle in campo (anche Beppe Grillo ha infiammato le piazze molisane al fianco del suo giovane “portavoce”), eccezion fatta per il presidente Berlusconi – alle prese con la prova muscolare della fiducia alla Camera. Eppure cinque orsono il Cavaliere non rinunciò a fare la spola tra Roma e le provincie meridionali per sostenere l’amico «Miché», per qualche anno anche onorevole di Forza Italia. Non solo: Berlusconi è ufficialmente un deputato eletto in Molise e questa storia va raccontata. Intanto riportiamo l’esultanza sarcastica del PD regionale allorché il premier optò per il seggio molisano: «Auguri al primo parlamentare eletto in Molise, chiamato a svolgere funzioni di Presidente del Consiglio dei Ministri, con l’auspicio che la comunità regionale possa concretamente trarre vantaggio da una così alta rappresentanza istituzionale». La vicenda ha del kafkiano: si racconta che il secondo in lista, poi divenuto primo dei non eletti, un certo Quintino Pallante, stesse festeggiando a Roma in collegamento diretto col suo comitato elettorale di Termoli ove si brindava all’elezione del compaesano quando fu raggiunto dalla notizia funesta della scelta insolita di Silvio. Oggi è finiano, coordinatore regionale di Fli ed è candidato nel listino di Iorio.

Il simbolo di Futuro e Libertà non è presente sulle schede. Fini era al lavoro per la definizione di un accordo col centrosinistra, caldeggiato dai falchi del partito, ma i vertici locali hanno tergiversato arrivando a proporre una corsa in solitaria. Un finimondo, insomma. Mezzo partito sostiene l’alleanza arancione di Frattura, mentre il coordinatore regionale – come detto – è ospite del listino bloccato a supporto di Iorio. D’altra parte la candidatura di Frattura ha scatenato non pochi mugugni (nonostante ciò, ha incassato l’endorsement a mezzo videolettera del Sindaco di Firenze, Matteo Renzi). Da sempre etichettato come uomo di centrodestra – ed infatti era al fianco di Iorio nelle scorse campagne elettorali – Frattura questa volta è stato fortemente sponsorizzato dal Partito Democratico ed ha vinto le primarie. A lungo presidente della Camera di Commercio di Campobasso, ha spontaneamente abbandonato l’incarico ad un mese dal voto con la volontà di evitare ogni conflitto d’interessi. L’incognita maggiore è rappresentata dal MoVimento di Grillo che, nelle scorse tornate elettorali, ha mutato scenari e geografie (come insegna il caso emblematico del Piemonte, dove a farne le spese fu la governatrice uscente Mercedes Bresso). «Preparate du’ bredette, supressàt e pečelàt. Sono a dieta, ma farò uno strappo», aveva annunciato il comico. L’avranno preso sul serio, stante la campagna elettorale piuttosto analogica e ruspante dei rivali (Iorio non ha neppure un sito internet e Frattura svogliatamente usa su facebook il proprio profilo).

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