Intanto Montezemolo raccoglie soldi a Cortina

Posted on 22 agosto 2011

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CORTINA  (BL) – «Non siamo anti, ma post»: il refrain di tutta la serata sarà questo. Se debba scendere in campo nessuno è ancora in grado di dirlo, anzi: da anni la notizia è ormai mera carambola mediatica da ombrellone assolato. Tuttavia, a giudicare dagli assembramenti di curiosi che smaniano per salutarlo, un certo seguito lo avrebbe: in maniche di camicia, nonostante un busto ortopedico a dar sollievo al mal di schiena che da giorni lo angustia, Luca Cordero di Montezemolo arriva in piazzale stazione a Cortina e saluta tutti. «È il momento presidente», gli sussurrano dirigenti di grandi aziende partecipate in tenuta vacanziera, «ci consideri a disposizione». Stringe mani e si concede agli obiettivi, mima una colluttazione con l’ubiquo Pizzi da Zagarolo, saluta gli imprenditori accorsi qui per una benedizione lampo (a loro più volte chiederà se siano iscritti alla fondazione o ancora solleciterà a farlo invocando finanche qualche lauta donazione). Ressa per aggiudicarsi un posto al sole dell’AudiPalace, tanto che i poliziotti saranno costretti ad allontanare un anziano urlante rimasto senza seggiola.

Serve «un’offerta politica nuova», gli indugi sono rotti, «ci sto riflettendo insieme a tanti altri, abbiamo ricevuto tanto dal Paese ed ora mi sembra il momento di ricambiare. Voglio mobilitare le persone migliori». «Ma – precisa – non è che per parlare di cosa pubblica si debba entrare in politica». Legge elettorale demolita in un battibaleno, «tutti la criticano e nessuno la cambia», per questo da settembre ItaliaFutura – il think tank di cui è ispiratore – chiederà una mobilitazione di tutti i cittadini. Gli Italiani, secondo il past president di Confindustria, «non son fatti per mettere crocette, devono poter decidere da chi farsi rappresentare. Per colpa di questo sistema, abbiamo in Parlamento persone buone a nulla e pronte a tutto». «Massimo sostegno al governo perché faccia le riforme», questa la premessa, «d’altronde l’emergenza aiuta a prendere decisioni coraggiose». «Altrimenti – ed è un avverbio strillato e grande quanto una casa – meglio andare subito alle elezioni visto che il Paese rischia un’agonia perniciosa». Parte quindi con l’appello ai “responsabili” di tutte le coalizioni: si recuperi la cultura della condivisione, giacché serve unità non solo geografica (qui parte a strillare: «Viva l’Italia da Sud a Nord»), ma anche di cuori. Non segue una traccia precisa, anzi si sfoga: «Assisto troppo spesso alla difesa del monopolio consolidato ed alla miopia di certi ministri che han troppa nostalgia dell’Iri» – dice riferendosi alla  osteggiata iniziativa imprenditorial-ferroviaria Ntv di cui è capitano (ma quand’è che penserà a candidarsi qualcuno che non ha concessioni statali?).  Quanto alle agenzie di rating, «sono in patente conflitto di interessi, andrebbero chiuse per legge». Noi italiani, però, «siamo più deboli degli altri per la nostra incapacità di prendere decisioni strutturali». Secondo Montezemolo, paghiamo gli effetti di un governo litigioso al proprio interno, «dico io: dove siamo arrivati?».

Si scalda subito: «Serve pure una nuova “operazione verità”: son stati anni di fallimento finora, dopo la guerra c’era un Paese povero in concorrenza con Germania, Usa e Giappone. Oggi l’Italia è molto indietro». Poi parla di ricerca e del “suo” Telethon, la maratona di solidarietà cui ha scelto di dedicare le proprie energie. Si rivolge ad una non meglio identificata “società civile” affinché «esca dall’anonimato del particolare e si dedichi alla costruzione di una nuova infrastruttura pubblica». Cita, per essere più concreto, forze dell’ordine, medici, militari come esempi di laboriosa onestà. Insiste sul fallimento dell’attuale classe dirigente (tra cui, ad esser maliziosi, vi si potrebbe annoverare anche lui stesso) e sostiene che il Paese sia nel bel mezzo della fine di un ciclo politico, «dato di fatto incontestabile». Evoca più volte la fase del Dopoguerra auspicando uno scenario di «ricostruzione del bene comune, come allora», chiede «un sacrificio serio» e si augura che «lo Stato dica dove vanno a finire i soldi delle tasse: non si possono tollerare prelievo fiscale altissimo e sistema welfaristico scarso». Obiettivi in agenda: ridurre il debito pubblico, perché «abbiamo un’automobile debole (la politica, fuor di metafora,ndr) troppo invasiva e scassata. Chiunque sia il pilota, fosse pure Nembo Kid, deve costarci meno. Oggi, se volete un esempio, vedo il proliferare di Consigli di amministrazione, talvolta più folti dei dipendenti della società stessa, realizzati al solo fine di piazzare politici trombati. Mi ribello!». Urla ed incassa l’applauso della platea di Cortina InConTra.

«La poca “eticità” è un vizio comune», dice, e ricorda il caso Penati lamentandosi di esser stato anni addietro Cassandra sull’acquisto screanzato di pacchetti azionari da parte dell’ente provinciale. Pontifica. «Uno stato davvero liberale deve concentrarsi sul core business della propria attività». Sorride: «Oggi la vera differenza non è tra destra e sinistra ma tra populisti e riformisti. Tra chi ha capito che dobbiamo cambiare rotta e chi rimane abbarbicato ad un passato fallimentare». Non si sottrae alle domande allusive sulla scarsa credibilità del Palazzo: «Va riconosciuto che nel PdL molte voci si sono levate per migliorare in senso liberale la manovra. Al contrario nel Pd tutto tace. Posizioni ideologiche, il no alla riforma delle pensioni, o peggio irrealizzabili, la ritassazione di chi ha riportato in Italia i capitali dello scudo (che peraltro significa cambiare le regole della partita durante il gioco, s’indigna), dimostrano una notevole confusione. Quello che più sorprende è che i riformisti del Pd tacciono. La Lega poi sembra diventata Rifondazione Comunista al tempo del Governo Prodi con in più comportamenti, linguaggi e atteggiamenti inaccettabili per chi ha incarichi di Governo. Eppure – accenna ai gruppi in rotta col Senatùr – anche nel Carroccio c’è chi capisce che questo modo di partecipare al Governo è irresponsabile. Lo sforzo che tutti dobbiamo fare, indipendentemente da chi abbiamo votato o chi ci proponiamo di votare, è rafforzare queste componenti moderate e riformiste oggi disperse. Se vinceranno i populismi, di destra o di sinistra, per l’Italia non ci sarà più speranza».

Bisogna essere chiari, i taccuini sono in agguato. «Quello che ho detto – prova a dichiarare a favore di agenzia – è che il risanamento delle finanze compete per l’80% allo Stato e per il 20% ai cittadini. Occorre dismettere tutto Rai, Poste, municipalizzate, immobili pubblici e tagliare veramente e da subito i costi della politica. Prima vendete la Rai poi venite a chiedere soldi». Una estesa tassa patrimoniale sullo Stato è «indispensabile prima di mettere le mani nelle tasche». Bisogna però chiedere sacrifici ai cittadini, parla da leader Montezemolo e dice più volte “noi di ItaliaFutura”: «Abbiamo proposto una riforma delle pensioni che porti l’età pensionabile a 67 anni, abolisca le pensioni di anzianità, equipari uomini e donne. Attenzione, mette in guardia: «evitando ogni demagogia, chi ha un patrimonio se l’è guadagnato e spesso ha pagato tasse esorbitanti sul proprio reddito. Essere benestanti non ha alcuna connotazione negativa, al contrario vuol dire aver avuto successo e aver contribuito allo sviluppo del paese. Abbiamo cercato di restringere la platea ha chi ha davvero la possibilità di pagare. E, a questo proposito, qualunque altra patrimoniale, che non sia limitata alle grandi fortune, e anche con aliquote progressive, sarebbe del tutto inaccettabile». Qui legge la proposta: «Un’aliquota dello 0,5% sulle fortune superiori a 10 milioni di euro attraverso un’autocertificazione del patrimonio è più che sufficiente per coprire il gettito dell’iniqua tassa sui redditi altri. Dal calcolo dei beni saranno escluse le partecipazioni in aziende non quotate per evitare di danneggiare i piccoli imprenditori che hanno il proprio patrimonio investito in azienda».

Di fronte a chi gli legge l’ultima dichiarazione dell’accaldato ministro per la Semplificazione Calderoli, secondo cui «i Montezemolo son scorregge di umanità che non hanno mai lavorato in vita loro», il presidente di ItaliaFutura non si scompone: «Dover rispondere a Calderoli è proprio troppo nella vita, non vado così in basso. So per certo però che, con i suoi deliri, mette in imbarazzo tanti esponenti perbene della Lega». Applauso scrosciante ed aperitivo con i capitani d’impresa veneti che lo attendono al varco.

(C) www.linkiesta.it

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