Quel gran pezzo di Galan

Posted on 5 agosto 2011

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Il ministro Giancarlo Galan arriva spedito e sorridente all’ombra delle Dolomiti, per un incontro dal titolo vernacolare “La politica? Xè un pastròcio!” nell’ambito della rassegna Cortina InConTra. Gioca in casa, armamentario tirolese e spilletta di Forza Italia (?) appuntata sulla giacca. Intanto si sa che – di lì a un’ora – il Cav. terrà una conferenza stampa al fianco del superministro Tremonti e del sottosegretario Letta. Dice di non saperne nulla, Galan, glissa e parla d’altro: «Tremonti non m’ha avvisato», confessa alludendo ironico al suo rapporto notoriamente gelido con l’illustre collega.

La sua posizione da libero battitore è consacrata dagli applausi a scena aperta del pubblico ampezzano: all’arrivo abbraccia e bacia gli astanti, saluta gli amici e non si nega una passeggiata a piedi in giro per il centro. Poi si mostra deciso: «Berlusconi deve tirar fuori tutta la capacità innovativa di cui è stato capace, come fece a Vicenza con gli industriali anni fa». Il suo giudizio sulla manovra è duro ed affatto rassicurante: «è il meglio che potessimo fare. Mancano atti di coraggio veri, però, ed è mancata principalmente la rivoluzione liberale. Ho tre proposte secche: lo Stato venda tutto quello che non gli è necessario, dalle azioni nelle partecipate al demanio (pure le “tofane” se è necessario, tanto son Patrimonio dell’Umanità e mica ci si può costruire sopra), si semplifichi la vita dei cittadini (a cosa servono le Camere di Commercio, il “certificato antimafia”, il D.u.r.c. – vale a dire il documento sulla regolarità contributiva?). Si aboliscano in fretta le province, senza se e senza ma. Ed infine si aiutino i Comuni a consorziarsi tra di loro». Il padrone di casa, Enrico Cisnetto, prende l’applauso con l’obiezione più naturale che ci sia: «se un alieno sbarcasse qui ed ora, penserebbe che lei sia il capo dell’opposizione più dura».

Incassa, poi spiega: «la spilletta di F.I. non è segno nostalgia, ma voglia di riaffermare che siamo stati capaci di fare le cose bene». Ricorda che, a suo avviso, la sinistra italiana manca di proposte, mentre il centrodestra non ha avuto nel tempo il coraggio di attuare le tante idee in cantiere. Poi arriva la proposta che farà notizia nelle prossime ore: «il Dicastero dell’Economia va tagliato in due, secondo la proposta dell’ex ministro liberale Antonio Martino, uno per le entrate l’altro per le uscite. È errato – continua – che sotto un unico ministro, Tremonti, siano gestiti le entrate, le uscite e il potere di controllo delle stesse. È, la mia, una convinzione che prescinde dal cognome del ministro, ma vale ancor più se si tratta di Tremonti». Secondo il ministro veneto l’elettorato ha dato tanto credito alla coalizione di centrodestra, prima e dopo la vittoria elettorale del 2008, dunque c’è ampio spazio per il rammarico: «per i primi due anni siamo stati il miglior governo della storia d’Italia. Lo siamo stati fino al discorso di Berlusconi di Onna (era 25 aprile 2009, immediatamente dopo il terremoto de L’Aquila), poi qualcosa si è rotto definitivamente. Da lì in poi, non ne abbiamo più azzeccata una. Prima Fini, poi Brancher, quindi Noemi e altro ancora».

Berlusconi, però, non si tocca: «c’è chi gli chiede un passo indietro, io invece lo sollecito a fare tre passi avanti». Per ciò che attiene l’alleato leghista, Galan puntualizza che Bossifa il suo mestiere: cerca di prendere i voti nell’area di centrodestra; nulla da rimproverare ai lùmbard – insomma – le tiratine d’orecchie son tutte per quelli che il ministro definisce “i miei”. «Con la Lega siamo e saremo alleati – aggiunge – e ci faremo una dura competizione interna. È quella più sana». Si parla poi dello “spettro che s’aggira per l’Italia, quel tale Tremonti Giulio” e il ministro padovano è icastico: «non si tratta di simpatia o antipatia: Tremonti ha una visione della vita e della politica diversa dalla mia. Io sono un liberale convinto, Tremonti appartiene ad un’altra scuola: quella socialista. Ma si può stare insieme, sorriso, non c’è problema: l’avversario è un altro». Va a ruota libera e non si trattiene, la premessa è la solita: «fossi un abile politico direi una roba cerchiobottista, ma non ne capisco nulla di giochetti e mi toccherà dirvi la verità». Quindi – qui in sala c’è il gelo – «son convinto che andremo a votare nel maggio del 2012 perché nel frattempo il mondo è cambiato e noi non ne abbiamo tenuto conto».

Bordate, ma riguardose, per i leader del centrosinistra: vinceremmo tanto contro Vendola quanto contro Bersani. Il primo è stato «un Governatore disastroso per la Puglia, ha dato una pessima prova e lo sanno tutti», il secondo invece «mi è simpatico, ma era più bravo da presidente dell’Emilia Romagna che da capo del politburo del PD». Le battute finali son tutte dedicate alla Cultura ed al ministero che dirige da poco, dopo le dimissioni del coordinatore PdL Sandro Bondi: «nulla di male se Della Valle finanzia il restauro del Colosseo. Direi: “dieci, cento, mille” Della Valle, giacché con i soli denari delle tasse non riusciremo mai a recuperare il nostro patrimonio d’arte. Occorrono a forza gli investimenti dei privati». Intanto giunge in sala la notizia del rinvio di mezz’ora della conferenza stampa in cui il premier annuncerà il pareggio di bilancio entro il 2013. È qui che Galan rivela tutto il suo astio per la poltrona più traballante del Consiglio dei Ministri: «son lì che perdono appunti di ciò che dico io qui a Cortina, ora vedi: vanno in onda e ripetono le mie proposte a loro nome».

La soluzione per i guai di questo Paese malandato, fosse per l’ex Governatore della Regione Veneto, sarebbe rapida ed indolore: «non basta usare l’aspirina per risolvere problemi così gravi». Tocca una terapia d’urto, pare di capire, e in sala qualcuno scherza macabro: «ci toccherà la supposta, come sempre».

per Cortina InConTra Estate 2011 | link: Cortina Racconta

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