Il lunedì delle Ceneri

Posted on 24 febbraio 2011

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Commissione Ambiente, ARPA e cittadini contrari: due consiglieri di maggioranza propongono un o.d.g. per opporre un diniego convinto alle mire devastatrici della società umbra. Ma in consiglio qualcosa va storto. Dei guai di questo Sud avvelenato e gabbato s’era già parlato qui, ma – all’indomani dell’approvazione rocambolesca in Consiglio Provinciale leccese di un ordine del giorno a dir poco sconcertante – non si può tacere la profonda amarezza per un provvedimento che ignora mesi e mesi di battaglie civiche e addirittura smentisce il precedente parere della stessa commissione Ambiente.

Se la vicenda non fosse violenta e luttuosa (e purtroppo lo è terribilmente), avrebbe in sé il germe di un formidabile spettacolo teatrale. La pièce rispetta infatti tutti gli stilemi della commedia dell’arte: col finale tipico della grande ammucchiata. Si tratta della riconversione di uno più grandi cementifici del Sud Italia in megainceneritore, faccenda piuttosto nota tornata d’attualità. Incredibilmente, per una volta, maggioranza ed opposizione hanno appianato divergenze ed ostilità per approvare un emendamento discutibile nella sostanza e financo nella struttura sintattica. Impareggiabile l’asse bipartisan (democristiani, socialisti, meridionalisti, democratici e pidiellini): uniti per difendere il gigante del Cemento. È paradossale che il Consiglio smentisca un precedente monito della commissione competente la quale, solo nel dicembre scorso, aveva aderito alle rimostranze dei comitati cittadini che intendevano avversare tale scelta scellerata, schierandosi in difesa della salubrità di un territorio oggetto per anni di scippi idrogeologici e rapine estrattive. In più, la misteriosa convergenza dei diversi gruppi consiliari non può che lasciare interdetti: dimostra che la logica degli interessi troppo spesso prevale su quella dei bisogni. Il capolavoro (si noti il sarcasmo) licenziato dall’assise di via Celestini imbarazza cittadini ed istituzioni. Non si tiene conto del diniego espresso dai consigli comunali del circondario che pure erano stati chiari nel manifestare il proprio allarme per una situazione già critica e si mette il silenziatore alle rumorose perplessità dei residenti della zona che ormai esistono ai soli fini statistici dei tassi di mortalità esagerata che forniscono l’Osservatorio Regionale ed il prezioso lavoro dell’equipe del dott. Serravezza. Il trucco usato è però sapiente e soporifero, finge rigore e nasconde il vero. Quella che sembra una timida concessione alla holding di Gubbio non è che in realtà un’evidente apertura ai propositi dissennati dell’azienda ormai intenta a decretare il collasso di questa terra.

Ecco il testo originale con cui il consiglio provinciale sostiene di voler “impegnare le strutture amministrative dell’ente a porre, nelle procedure finalizzate all’istruttoria delle istanze presentate da Colacem, il massimo rigore, così da evitare il possibile rilascio di autorizzazioni nel caso che (sic!) dovesse risultare l’eventualità di un qualsiasi peggioramento qualitativo e quantitativo delle attuali emissioni. Nella fase istruttoria dovranno effettuarsi da parte degli organismi pubblici, o di altri individuati dalla Provincia, verifiche tecniche, anche di carattere eccezionale, sullo stato attuale di aria, acqua e suolo sull’intero comprensorio e dovranno essere disposte tutte le ulteriori necessarie verifiche preventive ed empiriche, con oneri a carico di Colacem”. 

Anche un cittadino non aduso ai trucchi del politichese è in grado di chiedersi perché mai, se l’istituzione provinciale intende davvero sincerarsi dello stato di aria, acqua e suolo, non abbia indicato gli uffici competenti per le analisi della salubrità dell’ambiente e perché mai non apprestino tali controlli sin da subito, considerato che la zona su cui insiste il megaimpianto del Cementificio umbro è quella in cui si assiste ad un’inspiegabile moria di cittadini a seguito di patologie tumorali. Barattare vite umane in cambio di chissacchè è un triste dispetto a questa terra svenduta: le sinergie multicolori che in consiglio hanno dato vita ad una capitolo scomodo della gestione della cosa pubblica lasciano perplessi. È chiaro – neanche stavolta serve il fiuto di un investigatore per rendersene conto, anche se sarebbe il caso che le autorità competenti vigilassero sull’onestà di certe posizioni – che la mercificazione del dibattito politico ha aperto un varco alla sapiente operazione di lobbying. L’argomento forte con cui ci si è sbarazzati dei dubbi e si è fatto spazio alle cementate certezze dell’assise è quello secondo cui sarebbe impossibile dimostrare l’esistenza di un nesso diretto tra inquinamento della zona ed attività industriali dell’impianto galatinese (a fornirlo la senatrice sudista Adriana Poli Bortone). Spiace contraddire i consiglieri digiuni di diritto: non è affatto necessario individuare il nesso in questi casi. Un orientamento consolidato della giurisprudenza infatti dimostra che, in applicazione di quello che si definisce “principio di precauzione”, occorra piuttosto aderire allo schema del pericolo astratto. Altrimenti sarebbe infatti possibile tutelare il bene giuridico messo in pericolo dall’attività di coincenerimento solo in ipotesi eccezionali. La regola dell’accumulo è esposta nei primi capitoli di un qualsivoglia manuale di diritto penale. In soldoni: non si può attendere che un popolo collassi per dimostrare che quella ciminiera era struttura mortifera.

Come rivela l’oncologo Serravezza, la stessa ARPA -a proposito della centrale a biomasse Heliantos 2- ha avuto modo di precisare che “(…) la situazione sanitaria del Salento e, in particolare, dell’area centro-sud è così grave da non permettere ulteriori pressioni di carattere ambientale”. Lo scrive l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, mica un ambientalista agguerrito. Spiace, dunque, che il presidente della Provincia, prudente tutore dei diritti dei Salentini, si sia lasciato prendere dai facili entusiasmi. Alla stampa ha dichiarato di aver inaugurato una buona pagina di politica provinciale. Qui gli si crede e, per festeggiare un simile risultato, si propone addirittura l’istituzione di un modesto e solenne anniversario commemorativo: il lunedì delle Ceneri.

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