All’ombra del finto

Posted on 30 gennaio 2011

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Son cose così. E vogliono pur dire qualcosa, nel marasma degli strilli.

Una delle ultime agenzie viaggi sul centralissimo Corso Italia ha da poco chiuso i battenti. Che fosse un posto dove ci prenotavi le vacanze si capiva da un’insegna insignificante, qualcosa del tipo OmniTravel, e dal manifesto che occupava la vetrina minuscola. Un sole al tramonto, di quelli giganti che si mangiano il cielo e scompaiono lungo l’orizzonte. Un sole mediterraneo, marocchino o tunisino o egiziano: avresti detto, così a occhio. Senza neppure esserci andato, laggiù, a sincerarti del diametro della stella luminosa. Della sua pigmentazione, dell’arancione incendiato. C’erano le offerte, pure, il giorno che hanno sbaraccato per sempre. C’erano le offerte e nessuno ne profittava. Non che schifassero le vacanze, l’idea in sé di starsene panza all’aria a farsi tormentare dai raggi ultravioletti coi libri di Fabio Volo unti di pomata abbronzante. Niente di che: i soldi mancavano. Mica la voglia, quella sincera e smodata per l’esotico a buon mercato.

Ora però la saggezza laboriosa delle genti ambiziose s’è fatta sotto. Smantellano, piastrellano, novellano. Ci aprono un Solarium minuscoletto, dove prima c’entravano una scrivania plastificata, un divanetto azzurro e lo scaffale con le riviste dei loro sogni. (Ogni pagina un sospiro). S’è capito, dacché ci appiccicano gli adesivi nuovi sull’insegna vecchia. Hanno preso il planisfero che uno lassù si immaginava di strozzarsi coi grattacieli, l’hanno steso per terra pur di non insudiciare il pavimento mentre pitturavano e ci hanno dipinto un sole finto. Ché, se uno non può permettersi il Marocco, la Tunisia, L’Egitto – non li consigliano comunque di ‘sti tempi, e dice un amico mio che i prezzi siano stracciatissimi: ci credo, le rivoluzioni si fanno gratis – insomma se uno non può permettersi la tintarella di Mezza Luna: tadàn, s’impesta di cremine e si tumula nelle macchine abbronzanti. Niente di che, non ve la starò mica a menare col moralismo urbano: sarà che mi sto occupando di un’inchiesta sul fotovoltaico e dunque ho il dubbio che, col sole, ci mangino in tanti.

Epperò, l’idea che, anziché prendere e andare a gustarsi l’estate, ci si tinga di sole a margine della risicatissima pausa pranzo mi fa strano. Son cose, non vogliono dire nulla: mi sa. Oggi era nuvoloso, per dire.

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