Di demoni e lupi, noi forti ed abili

Posted on 4 settembre 2010

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Esistesse il reato di induzione alla tristezza, per molti cronisti di nera scatterebbero leste le manette. Sarah Scazzi manca da casa ormai da dieci giorni. Uscita un giorno di sole per correre al mare in compagnia della cugina ventenne, non vi ha più fatto ritorno.

Ormai gli ombrelloni giacciono chiusi, mentre le studentesse maledicono le piogge che depredano un’abbronzatura conquistata con fatica e metodo. Non esiste fortunatamente il reato di induzione alla mestizia, ma bisognerebbe prevederlo, e chissà che un giorno non meriti un bis nel codice penale. Quanto al litorale salentino, in queste ore protagonista, suo malgrado, di una scomparsa che tiene col fiato sospeso l’intero Paese, ci sarebbero da approfondire mille dettagli del misterioso sequestro. Il procuratore della repubblica di Taranto, per intanto, ha inteso riformulare il capo d’accusa del fascicolo: sfumata l’ipotesi dell’allontanamento volontario, si indaga contro ignoti per sottrazione di minore. I mille dettagli, dicevamo, andrebbero approfonditi, ma ci pensano già i carabinieri della locale stazione. Panciuti ed esperti, scandagliano i canali e perquisiscono le masserie. Si fanno aiutare dagli esperti informatici a decrittare le informazioni che i social network potrebbero contenere. Ma i dettagli, forse mille, sono troppi per essere addomesticati dall’esperienza ventennale delle forze dell’ordine. Vagano per le vie dell’entroterra tarantino sensitivi e criminologi, pastori tedeschi ed periti romani: vegliano amici e parenti. I genitori, tormentati, si vedono costretti a ricostruire l’immagine di una bimba cresciuta dietro la porta insormontabile della propria camera e a convivere coi dubbi atroci di un affetto che non assolve sbavature. Ci sono gli amori di Sarah, ed i sospiri dei sentimenti non ricambiati, le riviste di Sarah, ed i ritagli dei vampiri gettonatissimi con le loro saghe, i sogni di Sarah, e la quiete di un paese dove non succede niente. Di solito, poi capita di tutto ad Avetrana: l’incrocio che chiunque voglia raggiungere il mondo partendo dal Salento deve affrontare. Uno snodo cruciale eppure taciturno e morbido. Proprio come l’adolescenza.

Prima dei reati, ci sono i dettagli. A voler darsi da fare, dissodando senza scrupoli la tranquilla vita di Sarah, si finisce col confondere la realtà con la narrativa. Quasi che noia e delusioni, ingredienti immancabili di un romanzo rosa, siano in grado di ribaltare la prospettiva. Tingendo il dramma con le vernici della tragedia e portandolo in scena all’ora di pranzo. Non ci vuole molto a scoprire che Sarah fosse innamorata di un irraggiungibile giovanotto dell’Istituto Alberghiero di Maruggio. Basta aprire un diario, scorrere qualche pagina. Oppure chiedere ad una sua amica fidata, confidente indiscreta. Ci si mette un attimo a capire che il diciassettenne proprio non voleva saperne e che lei soffriva il rifiuto spensierato del tale. È una pista che i carabinieri hanno percorso da subito, per non più cinque minuti: il tempo di misurare l’inconsistenza della supposizione e scartarla tra le eventualità inutili. Chi invece si è appassionato al cuore infranto è stata la redazione dell’emittente del Grande Salento, un network in grado di dichiarare guerra al gigante Telenorba e di fare della territorialità la propria quintessenziale missione. Il giornale della televisione locale va in onda tripartito, un’edizione per provincia, e scruta i fatti peninsulari con occhio pulito. Sono più d’uno gli inviati ad Avetrana, da giorni vanno in onda con lo sfondo dell’abitazione di Sarah. Ed approfondiscono quei dettagli che sono mille forse più. L’edizione di oggi (tanto quella del mattino, quanto quella della sera), dopo un servizio sui disagi di una terra “nella morsa del maltempo”, mitraglia così: “ho sbagliato a non fermarmi a parlare con lei quando mi cercava: ai nostri microfoni Davide, il ragazzo che aveva rubato il cuore di Sarah Scazzi”.

Senza alcuna introduzione: «voglio Davide, voglio Davide. Mi voglio mettere con lui», testimonia una compagna di scuola minorenne, oscurata nel volto. Il servizio prosegue, in un crescendo di patetica rassegnazione, sulle note di un brano dei Marlene Kuntz tratto dall’album “Bianco Sporco”. Il testo, in evidente contrasto col tono della prosa telegionalistica, inneggia alla bellezza. “Noi sereni e semplici o cupi ed acidi / noi puri e candidi o un po’ colpevoli / per voglie che ardono: / noi cerchiamo la bellezza, ovunque”. A ritmare le rauche voci della giovane band, interviene la cronista Barbara, che così si chiama e forse non a caso. «È Davide la persona più importante nella vita di Sarah fino a poco prima che scomparisse nel vuoto dieci giorni fa. Il centro dell’universo, riempiva il diario col suo nome e di lui parlava trai singhiozzi». La faccenda è chiara, ma l’allusione è in agguato. «Cerchiamo il 17enne per saperne di più. Non è facile: Davide vive a Manduria, ma nessuno sa dove abiti, in questi giorni la vita del ragazzo è avvolta nel più stretto riserbo, protetto dai familiari», intuibile accortezza. Ostacolo agevolmente superabile dall’infaticabile reporter, in breve «rintracciamo il numero e lo chiamiamo: “Pronto, Davide? Ciao sono Barbara di TeleRama. Volevo chiederti di parlare un po’. So che Sarah aveva una predilezione particolare per te». «È fatta – si vanta la giornalista a bordo di un’auto – lo raggiungiamo nel luogo dell’appuntamento». Davide si fa accompagnare dal padre davanti ad un esercizio commerciale del suo paese, è questa la location dell’intervista. Indossa un maglioncino nero bordato di bianco da cui spuntano dei ciondoli, di quella marca il cui slogan sentenzia “fight for love”, combatti per amore. Peccato nessuno l’abbia notato, a parte il cameraman.

Porta capelli lunghi e lisciati chimicamente, un ciuffo castano copre la fronte del ragazzo. Il dialogo è surreale. «La conoscevi? Vi incontravate a scuola, nei corridoi, al bar? Cosa sapevi di lei?». «Ogni tanto scambiavamo quattro chiacchiere. Era una ragazza tranquilla, sapevo che mi voleva, però io ero fidanzato». «Eri venuto a conoscenza che lei avesse una cotta per te, ti faceva piacere?». «Sì, mi piaceva piacere, però ero fidanzato e non mi interessava più di tanto». Fin qui la curiosità è solo morbosa, da qui in poi il quarto grado diventa uno stillicidio imbarazzante, e pare che l’unico obiettivo dell’intervistatrice sia gettare il ragazzo nello sconforto attribuendogli colpe di cui non si è macchiato. «Che cosa hai pensato quando hai saputo della scomparsa?». «Ci sono rimasto molto male». Come in ogni caso degli ultimi tempi, la tecnologia gioca un ruolo decisivo per le indagini (quattro sarebbero i profili riconducibili alla ragazzina di Avetrana, gestiti tuttavia dalle amiche, posto che in casa degli Scazzi manca un personal computer e Sarah non di rado si vedeva costretta a ricorrere alla postazione internet della biblioteca comunale). «So che hai pure postato un messaggio su facebook, vero?». «Le ho scritto ritorna ché ti stiamo aspettando tutti quanti». «Sapevi che piangeva spesso per te, tanto era innamorata?». «Sì, me lo venivano a dire, però boh. “Vedi che la Sara sta piangendo per te”. A me mi dispiaceva però non ci potevo fare niente. Tra l’altro la mia ragazza andava nella stessa scuola…». «Ora, dopo questa storia, se tornasse cosa le diresti?». «Vabbè: innanzitutto cosa le è successo, poi l’abbraccerei forte forte, non so: passerei un po’ di tempo insieme».

Restare sereni nel corso dell’intervista è piuttosto difficile, ma il ragazzo non molla e l’insinuazione si fa esplicita: «per recuperare un po’ il tempo che lei avrebbe voluto passare con te, no?», tanto quanto l’impaccio: «ehm, sì». E sprofonda nella disarmante supposizione: «ti dispiace non esserti fermato con lei?». «Ehm, sì». La risata nervosa di Davide coincide con la seconda strofa del pezzo dei Marlene: “noi compresi e amabili o offesi e succubi / di demoni e lupi, noi forti ed abili”. Si intuisce lontano un miglio che le indagini hanno imboccato una pista del tutto divergente da quella che porterebbe dritto ai dissidi di cuore della adolescente Sarah (con la acca che lei stessa aveva aggiunto per catapultarsi in un mondo pop che, in paese, affiorava solo dai poster della sua camera). Eppure il circo di oggi ha in serbo per il suo pubblico l’irresistibile Davide, figurina del bello e impossibile, che si presta all’obiettivo con coraggio e rassegnazione. E non schiva la telecamera, ma schifa il contesto.

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