What’s the Italian for Scanderebech?

Posted on 30 luglio 2010

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Probabilmente a Felline, ridente frazione di Alliste incastonata nel Salento meridionale, non lo conosce nessuno. O forse sì, sicuramente. Ci vivono meno di duemila anime, considerati criceti e pesci rossi, e qualche parente deve essergli pur rimasto laggiù. Ben cinque, a scorrere l’elenco telefonico. Poi magari avranno litigato per questioni di eredità, però intanto gli antenati li hanno in comune.

Deodato Scanderebech sa fare una cosa meglio di tutti gli altri. Galleggia. Lo fa quasi per mestiere, galleggia professionalmente. E gli riesce pure bene, pare. Laureato in Ingegneria al Politecnico di Torino, oggi fa l’imprenditore nel settore dell’edilizia civile e industriale. Probabilmente, però, se gli chiedete di malta, calce e cemento vi risponde picche. Sì è buttato in politica, un po’ come tutti, ed è stato ribattezzato Mister Preferenza dalle testate all‘ombra della Mole Antoneliana. A Felline devono essere piuttosto tronfi a leggere le avventure del figlio più illustre della terra arsa. Il suo è un cursus honorum di tutto rispetto. Nella VII legislatura è stato assessore regionale all’Agricoltura. Nel settembre 2002 ha lasciato il gruppo di Forza Italia per aderire al gruppo Misto e dal primo luglio 2003 è entrato a far parte del gruppo UDC. Ha zompettato qua e là, com’è ovvio che sia per un cavallo di razza. Nel 2005 è stato rieletto in Consiglio regionale con 9.395 voti di preferenza. Mica male per un terrone trapiantato.

Oggi è nell’occhio del ciclone, eppure non arretra di un millimetro. La sua vicenda è ignota ai più, ma sintomatica dello Sfascio Tricolore. Dieci, cento, mille Deodato infestano il Paese, e magari non ve ne eravate mai accorti finora. Nei giorni della formazione delle liste in corsa per le Regionali del Piemonte, infatti, lo Scudocrociato sabaudo scelse di allearsi con la Governatora uscente, Mercedes Bresso, potente amministratrice piddina eppure ingolfata nel confronto col leghista sbarbato, tal Roberto Cota. Il furbo Deo, così lo chiamano gli amici, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, guadagnandoci abbastanza. Dopo aver sfanculato i prodi cristianodemocratici capeggiati dall’onorevole Vietti, ha fondato un partitino a sua immagine e somiglianza. “Al centro con Scanderebech”, appunto, sostenuta dal sottosegretario Carlo Giovanardi e dall’attore Pippo Franco. Per dire l’abilità. La listarella oggi è al centro (ironia della sorte) di una succulenta vicenda giudiziaria che rischia di cappottare l’intera maggioranza regionale, ridimensionando il contributo del Deo, oggi rieletto consigliere. La pingue poltrona traballadi brutto.

Nelle stesse ore in cui il TAR torinese sanzionava il suo imbroglio, al barbuto Deo capitava la cosa più bella del mondo. Quando uno dice “avere santi in Paradiso”. L’elezione dell’ex collega di partito Vietti in seno alla Suprema Corte, difatti, lascia uno scranno libero in quel di Montecitorio. A chi credete che tocchi tale privilegiatissima postazione? Ecco, bravi: c’avete preso. A giorni Scanderebech potrebbe trasferirsi, armi e poltrona, nella Città Eterna. Ma facciamo un passo indietro: secondo i ricorrenti alla giustizia amministrativa le procedure di presentazione delle liste elettorali non è che siano state esattamente trasparenti. Anche il giudice ne è convinto «l’onorevole Deodato Scanderebech ha tradito lo spirito della legge regionale, ha tradito gli elettori dell’Udc, ha tradito addirittura tutto il corpo elettorale che non può tollerare sulla scena elettorale soggetti o compagini che operano con sotterfugi e ordiscono trame fallaci per gli elettori». Cosa mai avrà fatto per meritarsi una gogna cotanto spavalda?

Deo è reo, pardon, di aver fraudolentemente sfruttato una leggina, peraltro presentata in proprio, che consentiva di presentare liste senza l’obbligo di raccolta delle firme dei cittadini, a patto di esser presenti nell’assise regionale. In quell’aula Scanderebech c’era, ma per conto del partito di Casini, che peraltro andava a sinistra, mentre lui virava a destra. Bel casino quindi, tipo la storia di un tale che decida di usare la raccomandazione di un padrino che lo ha pocanzi diseredato. Ora pare che l’UDC, in fase di avvicinamento con mister B, si vedrà risarcita da un passo indietro del neoparlamentare che dovrebbe far posto ad un fedelissimo degli eredi della Balena Bianca. Magari restando al sicuro in Regione, a far danni nello staff di un assessore che conta. Sempre che non crolli l’intero palazzo del verde Governatore Cota, sotto le picconate della magistratura che ora vuole vederci chiaro (in realtà, gli abusi sono tanti, Deodato è in buona compagnia: un altro genio della truffa ha presentato un partitello con corredo di firme di ignari zii e parenti lontani ed anche per lui le cose si mettono male). Il meglio deve ancora venire.

Se non ci avete capito nulla, amen. Del politico dal nome e cognome impronunciabili ne sentiremo ancora parlare, per la gioia degli appassionati di scioglilingua. La sua storia intanto risuona per tutto lo Stivale, finanche a Felline frazione di Alliste. Ridono tutti i vecchi del paese, che di finire in mondovisione non se l’aspettavano mica.

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