Scajola: ne bis in idem

Posted on 4 maggio 2010

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Ultima stazione: Claudio Scajola si dimette per la terza volta. Già in mattinata le penne prestigiose degli house organ del centrodestra avevano preteso spiegazioni o, in alternativa, valigie pronte. Nessuno ha provato a difenderlo, Rotondi escluso, forse anche per via di qualche antipatia mai sopita dovuta al carattere spicciolo dell’accentratore ligure.

Il titolare del dicastero delle Attività produttive, nel corso di una conferenza stampa surreale, ha sostenuto di «avere la necessità di ritrovare la quiete, per potersi difende con serenità», rifiutando l’idea di poter occupare un’abitazione donatagli da guasconi corruttori. Dall’inizio della Seconda Repubblica, ha degnamente collezionato un successo: le doppie dimissioni da ministro. Prima ancora aveva lasciato la poltrona di primo cittadino di Imperia, indagato e poi prosciolto: correva l’anno 1983. Nelle ultime ore, la vicenda dell’acquisto di un immobile in zona Colosseo (con balcone vista rudere, come scrive Luca Telese) aveva assunto toni melodrammatici. Su Il Giornale Scajola, con una lunga intervista, aveva rigettato ogni addebito: senza convincere granché neppure l’intervistatore«non credo al ministro. Non dico che debba andare in galera. Non dico che debba essere indagato. Dico una cosa banale: 610mila euro non sono il prezzo di mercato»: scriveva sul blog.

Esistono le prove? Nessuna, per ora. Sebbene le vecchie proprietarie giurino di aver intascato 610mila euro dalle mani del ministro, più 200mila come anticipo, e, qui viene il bello, ben 900mila euro in 80 assegni circolari. Conviene tuffarsi nel mattone, allora: centottanta metri quadri al prezzo di euri tanti tanti. Eppure, come conferma il procuratore della Repubblica di Perugia, Federico Centrone, il ministro non è indagato. Si tratterebbe dunque di eccesso di zelo, che non guasta di questi tempi. Il fattaccio consisterebbe in ciò: quando Scajola era ancora ministro per l’attuazione del Programma, quindi contava molto meno di oggi, un certo Diego Anemone, giovane imprenditore romano oggi dietro le sbarre per svariati reati, avrebbe inteso omaggiarlo di un appartamento centralissimo pur di conquistarsi una posizione di privilegio nel circo dei appalti milionari per grandi eventi e grandi opere. Pare fosse un tipo munifico, massaggi esotici e immobili prestigiosi erano il suo forte. Pare.

In passato, a microfoni spenti, nel corso di una chiacchierata coi giornalisti, Scajola aveva azzardato: «non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni (sic!) che voleva il rinnovo del contratto di consulenza». Tale Marco Biagi era stato, nell’ordine: protagonista del patto di Milano, coautore del Libro Bianco, consulente del ministero del Welfare e di Confindustria. Prima che le Brigate Rosse lo facessero fuori, s’intende. Per queste simpatiche esternazioni, allora, era stato costretto alle dimissioni. Come scrive Giuliano Ferrara, per lui si pone una seria questione di “stile”, appunto. Oggi il diabolico Claudio concede il tris, puntando al guinnes della figuraccia: un recordman.

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