Michele, la lotta nel cuore

Posted on 22 marzo 2010

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Il mese che viene, poi nasce anche lei. Sua figlia, un padre non ci sarà a baciarla. Però, insomma, deve nascere.

La figlia di Michele, le racconteranno di un papà mezzo uomo mezzo eroe. Uno che gesticolava come corrono le nuvole e rideva come soffia il vento. La figlia di Michele, le tocca fare il doppio della fatica: quando nelle vene ti scorre un sangue così rosso, non è che puoi nasconderti. La figlia di Michele, quel papà mezzo eroe mezzo angelo: glielo descriveranno così, forse esagerano forse no. La figlia di Michele, a scuola le insegneranno tante cose delle lotte proletarie e lei saprà già tutto: praticamente era nata lì in mezzo. La figlia di Michele, i biscotti delle multinazionali non le piacciono già più, manco li guarda ché piange. Ora che nasce, il mese che viene, la figlia di Michele, senza Michele. Tipo per addormentarla, di notte, la figlia di Michele, le diranno: papà si arrampicava sui tetti, lottava per i deboli, scriveva parole e faceva la rivoluzione: fin troppo comunista. Fin troppo comunista che Vendola non l’aveva candidato alle prossime regionali. 

La mamma della figlia di Michele, ora che è notte, non piange più. Mentre che moriva Michele, lei c’era accanto a lui. E c’erano gli operai dell’Adelchi di Tricase, che chiudono la fabbrica e nessuno se li caga. Tranne Michele. Piangono poco, con un santo in Paradiso. Non ci sono abituati, però – insomma – stava meglio sui tetti che in cielo, Michele. La mamma della figlia di Michele, le tocca pure il triplo della fatica: quando hai respirato per anni aria di lotta e libertà, non è che ti disintossichi con niente. Mentre che piangeva, le dicevano: non è possibile, vedi se non sta scherzando. Invece faceva per davvero, ché gli scoppiava il cuore tutto d’un tratto mentre discuteva della crisi del tessile-calzaturiero, la prima notte di primavera. La mamma della figlia di Michele, ai funerali la baceranno tutti e si sentirà orgogliosa, ché c’era lei accanto a lui a urlare contro i padroni, a combattere là fuori perché i diritti se non te li prendi: mica te li danno.

La prima notte di primavera, che faceva pure un poco freddo, e ti entrava dentro le ossa. Quella notte uno poteva mettersi a dormire in pace, ma mica tanto. Mezza provincia si sentiva sola contro tutti, quella prima notte. Erano scese così sincere quelle tenebre che qualcuno ha visto Michele senza fiato in gola, senza vita in corpo, ha detto: porca puttana. Mica si muore così, senza neanche risolvere i casini dei cassintegrati, senza neanche andare a votare domenica prossima, senza neanche aver stampato l’ultimo numero del giornalino. E la figlia e la moglie di Michele Frascaro, giornalista e creativo nato a Sud, ancora più sole si sentivano. E stavano una dentro l’altra per farsi forza. La figlia di Michele che ora dorme, le piacerà la musica bella come a papà. Dice che forse la chiamano Gloria. Mentre che agita un pugno chiuso, Gloria: chiamano lei ma in realtà ce l’hanno con lui.

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