Chic et nunc

Posted on 27 febbraio 2009

0


Ché tanto non lo sai manco tu cosa significhi essere giurisprudente. Non ancora. Magari nel frattempo lo scopri, allora sì che sarai toga. Solo sai che ci vuole passione, ecco. Che le cose che fai ti debbono piacere, chessennò hai voglia a sudare. Proprio non ci riesci, semplice. Anzi difficile fare una scelta, meglio sentirli tutti i consigli dei cattivi maestri: della zia che ti vuole duttore, del cognato che ti vuole marasciallo, del sindacato che ti vuole disoccupato, del sondaggio che ti vuole ingegnere, del futuro che ti vuole precario, ecchissenefrega. Eppoi fare da solo, come sempre. Quel tanto che c’è da fare: se non ora, quando? Se non tu, chi?

Sai che dentro le pagine di ‘sti libri opachi c’è l’entusiasmo di un sapere che vuole crescere, gatton gattoni. Che la sveglia suona sempre troppo presto, che le camicie sono manifattura diabolica, che ci si spezza la schiena sui treni che di notte vanno, che senza i sughi della nonna non sopravvivresti. Tutto qui. Volare lontano o restare a casa conta poco. Puoi decidere di essere disertore ovvero pendolare. Ma la distanza dal successo non si misura in miglia, il metro è l’ambizione, la tenacia, l’incoscienza. Le tre grazie. Augurati che siano al tuo cospetto, ne avrai bisogno. Nel frattempo, tra cento idee confuse, la tua maturità (sic!). La fatica in volata dopo anni d’impegno squilibrato e fancazzismo militante. La sciocchezza balorda dei giustizieri esterni da incantare come serpi. Al sole. La solidarietà interna che ti sorprenderà. Al caldo. Suderai freddo mentre tagli il traguardo, vedrai quanto ti piacerà vincere felice. Anche qui a Milano oggi c’è il sole, ieri un abbraccio della nebbia. Dipende da te, dal tuo sorriso. Pure c’è diritto romano, costituzionale, filosofia. Poi economia, inglisc. Ti capiterà di ragionare per sillogismi, analizzare la curva di domanda del sale da cucina, scoprire che il biglietto del bus è un contratto di trasporto, far uso smodato di brocardi stupefacenti, darsi appuntamento su feisbùc per il lavoro di gruppo, darla a bere responsabilmente, se ne avrai voglia.

Un mondo plurale, digitale, poligonale. Il campus leonino fagocita tutto, sonni e sogni, e la metropoli, per metonimia, vomita tutto. Anima, sangue e merda. Nel mucchio, magicamente, feste show-room musei happy-hour mostre sit-in conferenze coffe-break discoteche open-bar partite fast-food. Ad un tratto, tutto a misura di futuro. Chic et nunc. E la lavatrice, le pulizie, la spesa. Le cassiere dell’Esselunga che sapranno della tua etnia meridionale, ché le confezioni monodose sono la tua droga culinaria. Overdose liofilizzata. Dove c’è bidella c’è casa, ti senti a casa. Tra dispense, appunti, powerpoint, prove. Ci sei tu, e tutt’attorno un mondo giulivo, puntuale, colto. Lezioni multimediali, gaffes prosaiche, esami ravvicinati, tour de force insonni, esercizi online, libri al chilo, culo al cubo, pizza a metro. Un mondo accogliente, se sarai dei nostri. Le ore scorrono svelte, il tram ogni quattro minuti, in Duomo anche a piedi, un panino a mensa. E, alla sera, sei stanco. E pieno di idee. Guardi la luna e sai che sarà tua.

Advertisements
Posted in: Uncategorized