Cchiù PLI pe’ tutti!

Posted on 22 febbraio 2009

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Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni dell’Hotel Aran Mantegna. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Montecitorio. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo… come lacrime nelle urne.

È tempo di congresso. Altro che fantapolitica. Il quinto della nuova era per il glorioso Partito Liberale Italiano. Il partito che fu di Croce, Einaudi, Malagodi, Pannunzio, Altissimo. Per i sopravvissuti della seconda repubblica, il rito si celebra in questi giorni a Roma alla presenza di poche centinaia di delegati e iscritti. Dalle settimane scorse l’entusiasmo della resurrezione contagia i tanti irriducibili della diaspora, la rete offre spazio alle illusioni. Sorgono decine di gruppi virtuali che propongono mozioni ed emozioni per l’evento, post infuocati accendono i blog di area, facebook è il campo di battaglia delle due correnti che si sfideranno a singolar tenzone. L’uscente Stefano de Luca, pluriassessore siculo, si ricandida alla segreteria del partito incassando a sorpresa il sostegno del malpelo Paolo Guzzanti, negli anni socialista, pattosegnista, forzitaliota ed ora liberale – laico – riformista, dopo la nota rottura col Berlusconi dittatore alla Kim Il Sung, coi capelli finti e tinti. Contrario ad una continuità ritenuta «crepuscolare» il tandem Arturo Diaconale, direttore del quotidiano “L’Opinione”, pensatore per anni vicino al partito del premier poi critico e animatore di correnti rifondanti di ispirazione laica, e Marco Taradash, più politologo non si può, radicale prima, azzurro durante, riformatore poi. Liberali dentro.

Il quadretto ha del surreale. Del tipo: scongelate quattro dinosauri e rinchiudeteli in un’arena climatizzata. L’affaire ha del pittoresco. Del tipo: salite in soffitta, scoperchiate il baule e ripescate la dentiera di nonna. Per giorni i big tentano la mediazione. Invano. Stufi della collocazione giudicata troppo berlus-con, i due fronti invocano una linea autonomista: un nuovo partito equidistante dal PdL e dal Pd meno L. Sin troppo convincenti gli argomenti invocati a supporto del nuovo posizionamento: i liberali vengono da lontano, sono tolleranti e coltivano il dubbio; ergo non si consegneranno al Napoleone di turno, de Luca dixit. Liberi e solitari. Venerdì si apre l’assise a Roma e on-line, ma il promo di uno show che si annunciava imperdibile era già andato in onda in settimana. In occasione dell’immancabile sussulto di protagonismo, infatti, fioccano le nuove tessere e le nuove adesioni. Sin troppe, per i gusti del segretario avvezzo a gestire un club di invecchiati mohicani. De Luca, sorpreso e spiazzato, rispolvera il regolamento congressuale: le iscrizioni pervenute dopo il 15 febbraio, fuori tempo massimo, non prenderanno parte alla votazione. Si scatena un putiferio. Il ticket Diaconale – Taradash grida al complotto plebiscitario, i neofiti minacciano il ricorso alle carte bollate. Sul serio, la soap si fa sexy più che mai. Gli italiani francamente se ne infischiano. Da parte sua il segretario palermitano accusa i latecomers di voler lanciare un’OPA ostile in nome e per conto del magnate di Arcore, sostiene che i due giuda vogliano assumere la guida del partito per recarlo in dono al nascente Popolo delle Libertà. Il PLI, a suo dire, merita di conservarsi laico senza chiesa ideologica, insignificanti sono le certezze di coloro che si presentano come innovatori.

Ma è sabato che va in onda la battaglia campale. Arturo Diaconale, dolcevita d’ordinanza, sostiene che il segretario abbia traghettato i cocci del gruppo verso un avvenire funereo. Parlano i dati: solo centomila i consensi raccolti alle ultime politiche, meno di Forza Nuova e più dei Consumatori, per intendersi. Agonia mediatica e morte culturale, in sintesi estrema. Si propone, piuttosto, di reinventare un partito “dei” e non “di”, affollato non snobbato. Paolo Guzzanti, geneticamente, non casualmente onorevole papà del trio Corrado, Sabina, Caterina, replica in grande stile. Vuole una politica come il sesso. Appassionata. Si lancia in un’orazione orgasmica: attacca l’amico Silvio, nobile presidente della premiata «mignottocrazia» italica, reo di collaborazionismo verso il neozar Putin, assassino della libertà di pensiero, ignorante di democrazia collettiva ed altre amenità. Imperdibile la sua imitazione, a dimostrazione inoppugnabile, meglio di qualsivoglia test del dna, della comica parentela. Propone, con amore, un partito fiero, antagonista dell’“hombre fuerte soft, cantador y barzeletero” ovvero Sua Emittenza il sudamericano. Rimedia, seduta stante, un invito da Santoro. In platea intanto, fuoco e fiamme. Sembra l’Inferno, nella fattispecie il girone degli sfigati. Sempre di Commedia si tratta. O melodramma, forse. I delegati sbraitano, assaltano la presidenza, guadagnano il microfono, contestano la gestione, rivendicano partecipazione. Il dibattito prosegue per tutta la giornata. Inarrestabile. Inenarrabile. Della serie: un tizio urla che de Luca gli deve tredicimila euro, qualche simpatizzante strepita e viene allontanato, una giovane universitaria sogna un network liberale nuovo e innovativo, più di settanta pasionarisono iscritti a parlare, altri tentano ancora di farsi accreditare, una tizia si sente male mentre prova a gestirli, un’altra donna alza la voce contro tutti (solo in tarda serata realizzerà di non essere ad una registrazione di Uomini e Donne, si scuserà dell’errore e abbandonerà i corteggiatori). Della serie: c’è chi arriva dalla Calabria col furgone, chi dalla Sardegna col gommone. Tutti vogliono un rinascimento. A destra, in solitaria, al centro, in coalizione, in basso, sul territorio, di lato.

Tra proposte e proteste, il pomeriggio scorre senza che si arrivi all’unità. Stoica la resistenza dei simpatizzanti e dei cronisti che hanno il tempo di scommettere sul vincitore del festival. È sera, gli animi si surriscaldano. Due le mozioni, si decide per il voto a scrutinio segreto. I treni ripartono senza i delegati che trascorreranno un’altra notte nel ridente albergo quattro stelle, trattamento economico: camera doppia e doppia uso singola con prima colazione a 90 Euro al giorno. Convenzionati. Si vorrebbero costituire quattro seggi, ma le urne sono solo due: tocca fare la fila. Poi lo spoglio. È mezzanotte, la proclamazione: trionfa de Luca col 73% dei consensi su 345 votanti contro il misero 26% di Diaconale. Il segretario riconfermato ringrazia, annuncia i nomi dello staff. Onora il rivoluzionario Guzzanti. Domenica, alle dieci e mezza per chi ci sarà, consiglio nazionale. Ma questa è un’altra storia… Una nuova vita li attende nella colonia extramondo. Un’occasione per ricominciare in un Eldorado di nuove occasioni e avventure.

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